Essere bravi genitori: ecco le funzioni genitoriali secondo gli studi
Ecco quali funzioni ogni genitore deve garantire per far crescere bene i propri figli
La genitorialità è uno spazio nella mente che inizia a formarsi nell’infanzia: attraverso l’esperienza di essere figli creiamo una rappresentazione di cosa per noi significa essere genitori.
Questa rappresentazione della genitorialità cresce e si trasforma poi durante tutto l’arco della nostra vita sulla base delle nostre esperienze di cura e accudimento.
Ma quali sono le funzioni che dovrebbe svolgere ogni genitore?
Insomma, cosa significa essere – rubando le parole del famoso psicoanalista inglese Winnicott– un genitore sufficientemente buono?
In accordo con diversi studi le funzioni genitoriali sono 12.
FUNZIONE PROTETTIVA
Un genitore deve essere in grado di proteggere dai pericoli i propri figli; deve essere una base sicura (termine coniato dallo psicoterapeuta Bowlby per indicare quel senso di sicurezza che la figura di accudimento dovrebbe fornire). Una base sicura è tale per cui il bambino si sente libero di scoprire ed esplorare nuovi luoghi. Il bambino che ritiene un genitore una base sicura, si allontana per esplorare e imparare come è fatto il mondo, sapendo però che per ogni difficoltà c’è qualcuno pronto ad accoglierlo e proteggerlo.
FUNZIONE AFFETTIVA
È la capacità di riconoscere, entrare in contatto e accogliere le emozioni dei propri figli senza mai perdere di vista la separatezza delle due identità e vissuti (io sono io e tu sei tu). In altre parole: ‘riconosco come ti senti e posso trovare questa emozione anche dentro di me, la accolgo, gli dò spazio e ti aiuto a gestirla; ma non la confondo con la mia esperienza ed il mio vissuto’.
FUNZIONE REGOLATIVA
Il genitore deve aiutare i figli a riconoscere le proprie emozioni, dargli un nome, aiutare ad accoglierle senza giudizio, e regolarle. La capacità di regolare le proprie emozioni infatti dapprima nasce dall’interazione tra genitore e bambino poi si trasforma e diventa una capacità dell’individuo indipendente, che prende il nome di auto-regolazione.
FUNZIONE NORMATIVA
Il genitore deve dare dei limiti, delle norme. Il bambino piccolo non è in grado di prendere decisioni autonome né capire quali sono i comportamenti più adeguati per trovare il proprio benessere, la propria sicurezza e vivere al meglio nel contesto di riferimento. Come per la funzione regolativa, anche la funzione normativa aiuta il bambino ad acquisire sempre più informazioni su “come si sta” nel mondo e piano piano diventa sempre più indipendente, capendo da sé quali sono i limiti da rispettare e come è meglio gestirli.
FUNZIONE PREDITTIVA
Capacità del genitore di predire il futuro e aiutare a considerare le conseguenze dei propri comportamenti.
FUNZIONE RAPPRESENTATIVA
Il genitore ha in mente un’immagine del proprio figlio, una sua rappresentazione insomma. Considerando che ognuno di noi tende a rispecchiare l’idea che gli altri hanno di noi stessi, il bambino tenderà a conformarsi con la rappresentazione che il genitore ha di lui. È importante che il genitore modifichi nel tempo la rappresentazione che ha del suo bambino in modo che lui possa crescere in relazione ad essa -lo psicoterapeuta Stern parlando di queste rappresentazioni:, «finché le rappresentazioni del bambino non vengono modificate, il bambino, per quanto gli è ancora possibile, agirà come faceva prima dei cambiamenti avvenuti nei suoi genitori».
FUNZIONE SIGNIFICANTE
È la capacità dei genitori di dare senso ai bisogni del bambino, che esprime fin dal principio con gesti che possono sembrare casuali, espressioni del volto e suoni.
FUNZIONE FANTASMATICA
Ogni individuo ha delle fantasie riguardo la sua vita, i progetti, il futuro, le sue relazioni… queste fantasie aiutano a creare le relazioni e dare spazio all’altro nella propria vita. I genitori devono avere uno spazio di fantasia che riguarda il figlio stesso e il loro essere genitori.
FUNZIONE PROIETTIVA
Significa che il genitore proietta su suo figlio una parte di sé: riconosce cioè in lui una parte che in realtà è del genitore (un tratto caratteriale, un atteggiamento, dei desideri sul futuro…). Attenzione che questa parte, se prevarica potrebbe portare a relazioni simbiotiche -e quindi tossiche- nella famiglia. Importante è che insieme all’aspetto di proiezione coesista una capacità di distinzione tra sé (atteggiamenti, desideri, carattere…) e l’altro.
FUNZIONE TRIADICA
Capacità di far entrare tutti i membri della famiglia nella relazione: dare spazio e curare la relazione tra i due genitori, e ciascun genitore e il figlio.
FUNZIONE DIFFERENZIALE
Capacità di vedere il bambino come individuo autonomo, diverso dagli altri individui della famiglia.
FUNZIONE TRANSGENERAZIONALE
capacità di mettere il proprio figlio dentro la storia della famiglia, aiutandolo a creare una storia che contiene sia il racconto della sua vita che quello di tutta la famiglia di origine.
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